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La diplomazia culturale di Raffaello Sanzio e il suo rapporto con la verità

Aggiornamento: 12 lug

 


Il 6 aprile 2020 è stato il giorno del 500° anniversario della morte di Raffaello Sanzio (6 aprile 1483-6 aprile 1520), il grande artista e pittore, una delle personalità più importanti del Rinascimento. Nonostante la sua morte prematura all'età di 37 anni, il suo lavoro è ampiamente acclamato e ammirato in tutto il mondo. Fin da piccolo ha ricevuto un'educazione letteraria e artistica estremamente diligente, plasmando il suo personaggio in un ambiente culturale alto e raffinato, quello del cortile del Montefeltro. Ma Raffaello, oltre ad essere un prolifico pittore e architetto, fu anche un messaggero della Diplomazia Culturale. Le sue caratteristiche importanti erano il possesso di un assoluto senso di moderazione al di fuori del talento naturalmente per la pittura che possedeva, nonché il raggiungimento di una visione serena ed equilibrata, che faceva desiderare a questo ambizioso giovane ad essere paragonato ai più grandi maestri dell'arte del suo tempo. Non dimentichiamo che nel 1509, durante il regno di Papa Giulio II e del suo successore, Leone X, figlio di Lorenzo dei Medici, Raffaello aveva con sé un intero gruppo culturale di collaboratori, composto dal: pittore "divino" Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino, dal pittore più importante di Siena, Giovanni Antonio Bazzi, noto con il pseudonimo “il Sodoma”, dal pittore e architetto Bartolomeo Suardi, noto come “Bramantino”, dal pittore semplice Lorenzo Lotto e dall’astronomo e cartografo olandese Johannew Ruysch. Raffaello era all'epoca, l'artista più amato e ricercato di Roma, con un ottimo stipendio e una grande squadra di collaboratori, sotto la sua supervisione. Johann Wolfgang von Goethe (Johann Wolfgang von Goethe) afferma: "Raffaello ha sempre fatto ciò che gli altri sognavano di fare" e secondo il giornalista e storico dell'arte Jean-Jacques Dwelshauvers, noto come Jacques Mensil: “…ha incarnato definitivamente lo spirito rinascimentale nella sua essenza più profonda: credere in un'armonia che regola le azioni umane, così come i movimenti delle stelle”.

Riflettiamo sul ruolo di Raffaello nella Diplomazia Culturale, secondo Antonio Forcellino, uno dei più grandi ricercatori e studiosi di arte rinascimentale, che, secondo lui, "Raffaello era anche un imprenditore e un uomo di grande abilità strategica. Fu un osservatore acuto e sin da piccolo fu affascinato dal fatto di poter apprendere nuovi insegnamenti dai grandi artisti del suo tempo, studiò e acquisì conoscenze per migliorare la sua tecnica in varie opere, come quella dello Sposalizio della Vergine (1504)”. Papa Francesco, il 9 gennaio 2020, alla fine del suo discorso davanti al Corpo Diplomatico, riferendosi al 500° anniversario della morte del grande artista, disse: "... A Raffaello dobbiamo un ingente patrimonio di inestimabile bellezza. Come il genio dell’artista sa comporre armonicamente materie grezze, colori e suoni diversi rendendoli parte di un’unica opera d’arte, così la diplomazia è chiamata ad armonizzare le peculiarità dei vari popoli e Stati per edificare un mondo di giustizia e di pace, che è il bel quadro che vorremmo poter ammirare.”. Un'immagine che colpisce, per lo sforzo, di incoraggiare la diplomazia globale in un momento di crisi e di dare senso e direzione alla comunità internazionale, che è disorientata e incapace come mai di governare conflitti, tensioni, emergenze sanitarie. Il quotidiano politico e religioso “L'Osservatore Romano”, tenendo conto delle parole del papa al Corpo Diplomatico e agli Ambasciatori presso la Santa Sede Vaticana, sottolinea: "che  crede nella poliedricità e nella pazienza, ha lo scopo di avviare processi sociali e non di guadagnare posti di potere e d’influenza, mettendo quindi l’importanza di dare voce al popolo e non solo ai grandi paesi e ai potenti della Terra". Però vorrei chiarire, che la Diplomazia del pittore Raffaello è una Diplomazia Culturale, e non una classica, ed è tale che viene in armonia con il concetto di Verità. Per questo motivo, tra le opere del grande pittore, ho scelto il meraviglioso murale della "Scuola di Atene", un nome dato da Giorgio Vasari, questo capolavoro monumentale, che adorna la Sala Vaticana, la cosiddetta Stanza della Segnatura. È uno degli affreschi più importanti e conosciuti del Rinascimento, un inno alla filosofia classica e agli inizi della civiltà occidentale, nel cuore della chiesa Cattolica. Un'enorme opera architettonica del Rinascimento, ispirata al disegno di Bramante di rinnovare la basilica paleocristiana di San Pietro, con 58 raffigurazioni dei più grandi filosofi e matematici dell'antichità, nonché dei loro studenti che rimangono fermamente in un costante dialogo tra di loro, insegnano, scrivono o riflettono, all'interno di un edificio classico virtuale, rappresentato in una facciata perfetta. Una brillante architettura antica, ispirata sia da esempi romani, come la Basilica di Massenzio che da esempi di gallerie greche, in un modo incredibilmente moderno, disegnata a forma di croce, dove le braccia sono coperte da alte cupole cilindriche. La maggior parte dei ricercatori concorda sulle figure di Platone e Aristotele, ma per molti altri esiste una dicotomia. Ci sono poi molti che concordano sul fatto che tutte le figure dipinte hanno un denominatore comune, che non è altro che la "ricerca della Verità". E la ricerca di questa Verità si sta avvicinando nel suo lavoro interiore, la Diplomazia Culturale perché quest'ultima, lavora con la cultura spirituale, che non è altro che la coltivazione mentale di ognuno di noi, la nostra cultura, cioè le virtù dell'uomo. Lavora in modo trasparente per diffondere il messaggio del dipinto, il segreto che nasconde, per diffonderlo al mondo, perché sarà la sua Verità. E questo lavoro è molto diverso da quello esterno al dipinto, che io chiamo diplomazia classica, che si diventa nel tempo, una "civilizzazione", nel senso di una cultura materiale, che prima elabora il lavoro o la selezione della cornice del dipinto e, in secondo luogo, la sua promozione alla fase successiva che non è altro che una negoziazione di interessi politici personali ed economici, un modo di operare che è lontano dalla Verità e dalla vera origine della visione dell'artista. Il lavoro senza cultura spirituale ed etica nei negoziati, sfortunatamente, non ha risolto i problemi del mondo fino ad oggi. Dopotutto, è importante quanto afferma la lettura del libro "Diplomazia culturale, anteprima del design greco" (in gr. “Πολιτιστική Διπλωματία, Προθεωρία Ελληνικού Σχεδιασμού”), (1) del professore di filosofia e scrittore Christos Giannaras: "Ci sono molti che insistono nel distinguere la cultura spirituale (la coltivazione psichica-cultura e la ricerca della verità, l'imitazione dell'essere esistente) mediante lo sviluppo tecnologico (la civiltà materiale (civilizzazione) dell'utilitarismo e dell'efficienza)”. Ecco quindi il messaggio di Raffaello, che ci fa esplorare la Verità della nostra cultura spirituale, che non è altro dalla possibilità che abbiamo, di ritornare alle nostre radici, quelle che hanno portato l'Uomo di raggiungere in un lungo viaggio dal Medioevo e Rinascimento, l'attuale cultura occidentale. Raffaello immortala attraverso i sapienti, i matematici e gli studenti queste conoscenze, i loro principi e i loro valori, mentre il dialogo tra loro per trovare la verità, rimane continuo e inarrestabile. Una Verità che deriva dall'arte dello stato mentale del creatore stesso, che vuole incidere per sempre nell'eternità, il fatto che l'Uomo, dovrebbe essere ispirato dalla revisione dei suoi principi e fondamenti di base (virtù principali e teologiche) e rinascere, cantando la famosa frase "dalle mie ceneri sono rinato" (in gr. εκ της κόνεώς μου αναγεννώμαι), come è stata scritta nel 1821 sotto la bandiera dell’eroe nazionale greco Alexandros Ipsilantis. È chiaro che la Diplomazia Culturale è l'esercizio della diplomazia attraverso la cultura, “dove la cultura è il prodotto della città, il risultato di una vita politica che governa le società civili (2). Non dimentichiamo, come ha detto Dario Fo, scrittore teatrale italiano (Premio Nobel per la letteratura nel 1997): "Ancora prima che l'Europa fosse unita a livello economico o fosse concepita in termini di interessi economici e di scambi, è stata la cultura a unire tutti i paesi d'Europa. Le arti, la letteratura e la musica sono il collante dell'Europa". Abbiamo conosciuto fin dall'antichità l'importante ruolo che la Grecia ha svolto, per questa unione attraverso il linguaggio, la filosofia, l'arte, le scienze in generale e come un'armonia logica delle relazioni (o letteralmente, la società conforme con la logicità cosmica, cioè una ragionevole società dei rapporti) è per i Greci un criterio unico e universale di Verità (3). La parola Verità, (in gr. Αλήθεια, η μη – λήθη), significa mancanza di occultamento, nella misura della mancanza di segretezza, quindi significa l'apparenza, la rivelazione. La pittura di Raffaello indica questa rivelazione, che si identifica con l'esistenza della Verità, cioè della Parola (Logos), in gr. Λόγος. Ecco quindi il legame con la Diplomazia Culturale, in cui i concetti di "Logos", "Trasparenza" e "Cultura", seguono il percorso della Verità, il percorso naturale che caratterizza l'identità e lo stile di v ita delle persone, le caratterizza come prodotti della loro cultura, sia nella società di oggi che in quella futura. Il Presidente Fondatore dell'Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale, Sig. Petros Kapsaskis, afferma: “Il piano di diplomazia culturale attraverso l'Istituto è un piano che dà una prospettiva alla vita nel futuro del paese. Questa prospettiva inizierà non appena stabiliremo le nostre priorità e riconsidereremo il nostro sistema di valori attraverso una più profonda introspezione interna. In altre parole, essere in grado di vedere chi siamo dal momento che potremmo vedere per la prima volta chi non siamo. Solo così saremo in grado di uscire senza perdere noi stessi". Lo stesso ragionamento, ho seguito anch’io, come un ricercatore silenzioso, sul murale "La scuola di Atene", dove con una più profonda introspezione interiore, per comprendere la visione di Raffaello,

ho identificato quali erano le figure sicure di rappresentazione, dal momento in cui ho scoperto quali non lo erano! La Diplomazia Culturale, penso, vuole usare la propria struttura culturale della mente, con modo definito e preciso di ricerca, accertamento e diffusione della Verità, senza la necessità di codici segreti e protezione dei segreti, per interessi acquisiti. E questa, è la differenza con la diplomazia classica, in cui si possono trovare condizioni di vita contraddittorie, e un costante duello competitivo tra politica e cultura. Nella Diplomazia Culturale, come nella Verità, non ci sono differenze politiche e sociali, c'è un forte dialogo interculturale tra i popoli che tutti insieme vogliono creare una forte fiducia per trasmettere questa stessa Verità. Non dobbiamo dimenticare che in fondo la diplomazia classica inizia con la diplomazia ed è una delle prime professioni che ogni persona apprende dalla sua infanzia, quando inizia già a conversare con la sua famiglia. Lo stesso vale per la Verità! Poi nella nostra vita, la tecnica della diplomazia migliora: quindi alcuni hanno una pratica migliore, altri una peggiore. Lo stesso succede anche con la Verità. Alcuni la dicono, altri di meno ed altri per niente!



Note:

1. Giannaras Christos, Edizioni Indiktos, 2003, p.31.

2. Giannaras, Christos, 2001.

3. "Τούτον δη τον κοινόν λόγον και θείον και ού κατά μετοχήν γινόμεθα λογικοί, κριτήριον αληθείας φησίν ο Ηράκλειτος ": DIELS-KRANZ, Fragmente der Vorsokratiker, volume I, 148.20.


Haris Koudounas Presidente dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale - Ancona


 
 
 

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