"Ulisse. L'arte e il mito" Raccontare la mostra
- iedcancona
- 10 ott 2020
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Domenica 10 ottobre 2020 una delegazione dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale ha visitato i Musei San Domenico di Forlì per l’importante mostra intitolata: “Ulisse. L’arte e il mito”
All’eroe greco per eccellenza cantato da Omero si sono ispirati tantissimi artisti nel corso dei secoli e l’esposizione si è sviluppata attraverso 250 opere, dalle urne cinerarie archeologiche all’umanesimo rinascimentale, dalla potenza barocca alle nevrosi simboliste, fino al Novecento e al contemporaneo.

Già dall’antichità il mito di Ulisse ha dato origine a infinite interpretazioni letterarie ed artistiche. Nelle sale dell’antico convento domenicano Odisseo è stato visto attraverso lenti diverse a seconda dei secoli che ha attraversato per giungere fino a noi.


Entriamo nella mostra con un po’ di “odissiaca” inquietudine. La prima sezione archeologica si è occupata di Omero e dell’elaborazione arcaica del mito, agganciandosi alla successiva ripresa romana dei modelli antichi. L’esposizione ci accoglie in un luogo ampio ed elevato, spazio che non può che ricondurci emotivamente alla vastità marina, sconfinato e profondo scenario dell’avventura omerica; nel mezzo, la figura centrale del mito “la concava nave”, uno scheletro di imbarcazione greca di 2.600 anni fa, una delle sole due navi

greco-arcaiche mai ritrovate, lunga 17 metri, recuperata nei fondali marini di Gela, in Sicilia, nel 2008, che ha solcato il mare e il tempo, ci invita al viaggio dell’ “Anthropos”, dell’uomo/eroe che ha nel cuore una sola possibile meta: Itaca, unico luogo dove può ritrovare il suo reale essere, la sua legittima regalità.

La prima opera che ci accoglie è un bellissimo quadro di Rubens che rappresenta il concilio degli dèi, ricordandoci che nei primi versi del poema, si ricorda un evento simile, dove Atena intercede presso Zeus a favore del suo protetto Odisseo, perché possa essere libero dalla prigionia dorata di Calipso. Zeus in questa occasione esordisce dichiarando che gli uomini incolpano gli dèi per le loro sventure, mentre dovrebbero considerare i loro atti e scelleratezze come causa dei loro patimenti.
Questo intervento all’inizio dell’opera, fissa il senso del viaggio dell’eroe umano che comincia la sua avventura, solo quando si prende la responsabilità delle proprie azioni e si considera autore del proprio destino. Nella prima parte della mostra, i bellissimi reperti classici, disposti e presentati in maniera magistrale ci rendono il sapore autentico della narrazione omerica, ci coinvolgono nell’avventura più grande, ci aprono ad un mondo magico e drammatico, che penetra le corde del nostro animo, le fa fremere,

perché Odisseo viaggia in luoghi fantastici che dimorano nel nostro interiore, il suo periplo è un percorso dentro la fragilità umana, che si trasforma in volontà divina, le innumerevoli prove lo rendono capace di fare ritorno alla sua vera patria, di compiere strage degli usurpatori del suo regno e della sua mensa, di giacere con la sua legittima sposa, di rivedere il figlio, anch’egli viaggiatore e già uomo, di sciogliersi nell’abbraccio finale con il padre, dove tutto torna.
Questa figura archetipica passa poi nelle pieghe del tempo, dove ogni secolo lo rappresenta in modi diversi che rispecchiano il pensare dell’epoca, la mostra ripercorre in modo eccellente questo sviluppo, seguendo l’ordine cronologico, si ha l’emozione di trovarsi davanti a opere di grande rilevanza con una gradevole miscellanea di stili e provenienze, che girano tutte intorno al mito dell’eroe Odisseo, che solca i secoli, come ha solcato i mari, perché si radica nel profondo di noi stessi.
Una rapida sezione tematica dedicata alle Sirene ha introdotto al capitolo Dantesco, rappresentato da preziosi codici miniati e copie illustrate della Divina Commedia. In Dante si colgono le contraddizioni di Ulisse, che hanno segnato il superamento del mondo antico, aprendo all’Umanesimo rinascimentale
La curiosità e la sete di conoscenza, l’astuzia e la sopportazione rendono Ulisse una figura moderna che oltrepassa il limite di ciò che è noto e viaggia oltre le Colonne d’Ercole, dando il via all’esaltazione dell’eroe nell’ideale antropocentrico del Rinascimento.

Le tele barocche del Pinturicchio e del Veronese, poi quelle di El Greco e Rubens, Bernini e Hayez portano fino al neoclassicismo di Canova, vibrante già di fermenti romantici ottocenteschi. La “Circe invidiosa” (1892) di John William Waterhouse è un idolo di perversità, un incrocio tra una femme fatale e una fata verde uscita da una allucinazione di assenzio, forse una delle più belle opere in mostra.


Il Novecento ci racconta un Ulisse prototipo dell’uomo contemporaneo, che non riesce a ritrovare Itaca, un nevrotico antieroe affaticato dall’invivibile odissea del vivere quotidiano, paralizzato tra sospensioni metafisiche e visioni oniriche. De Chirico, Sironi, Picasso, sono solo alcuni degli artisti in mostra che si sono confrontati con un mito infinito. Perché dietro Ulisse c’è semplicemente l’uomo e tutta la sua storia. La sua forza risiede nella mètis, parola greca che coniuga intelligenza, astuzia e capacità polimorfa di rispondere alla realtà. Perchè lui è l’ultimo degli eroi. Un eroe dell’esperienza umana il cui viaggio può essere letto come un vero percorso fisico oppure come un percorso interiore alla scoperta di sé.
Massimo Lopez e Loredana Montilla membri del Comitato Scientifico
dell’Istituto Ellenico della Diplomazia Culturale - Ancona




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